“In nome di Dio!”  disse il profano (di Fabri Nicolò)

 “Quando muoio lo dico a Dio”,così un bambino siriano ferito durante un bombardamento, accusa  innocentemente gli attentatori ; farò la spia delle loro azioni al Padre Eterno.  Questa è una delle innumerevoli  storie ascoltate in prima persona e riportate alla nostra realtà da Barbara Schiavulli : giornalista, scrittrice e temeraria inviata di guerra. Il giorno 25 gennaio 2018 è stata bramata come ospite dagli studenti dell’Istituto Celestino Rosatelli di Rieti per un avvincente incontro riguardo al suo ultimo libro, intitolato appunto “Quando muoio lo dico a Dio”.  Ad aprire l’incontro è stato un video , nel quale la giornalista viene ringraziata per i precedenti confronti avvenuti negli anni passati, talmente travolgenti da alimentare il bisogno dei giovani di un nuovo scontro con quella realtà.  Quella realtà caratterizzata da estremismi religiosi che sembra estranea al nostro mondo, alla nostra quotidianità , ma ahimè … Barbara ha schiaffeggiato le nostre nobili convinzioni con disumani esempi riguardanti perfino il nostro paese, così patriottico sotto la bandiera tricolore, così unito dalla sua religione, ma colpevole anche lui di pazzie per un eccessivo e ossessionato credo. Islam, Ebraismo e Cristianesimo … nessuna delle tre ha dimostrato la sua purezza, nessuna ha tutelato le vittime di un carnefice e infondato estremismo, vittime le cui storie sono sopravvissute e riportate su carta dalla giornalista. Perché Barbara dovrebbe scrivere di persone ordinarie e non di eroi che vanno in battaglia? <<Perché mi piace stare dove sta la gente, sono loro i veri eroi, quelli che ogni giorno si scontrano con una realtà difficile, ed ogni giorno resistono, afferrano con le mani la vita e non se la lasciano portare via tanto facilmente>>.

I ragazzi del circolo dei lettori che guidavano l’evento , hanno ben presto rinunciato a seguire la scaletta, data l’impossibilità di contenere l’ospite che afferma appunto:<< Io nei binari non ci so stare>>; difatti da una piccola parola che stuzzicava i suoi ricordi, Barbara si avventurava nel racconto di una nuova storia scioccante, che punzecchiava l’interesse dei giovani e creava dibattito per l’incredulità di tanta ferocia. Dulcis in fundo la scrittrice ha messo a dura prova la loro fiducia dell’umanità , mostrando foto che testimoniavano il minimo assoluto che può raggiungere il raziocinio umano. Cosa hanno imparato gli studenti da questo incontro? Che il buon senso ci salva, bisogna agire riflettendo, siamo esseri pensanti ,perché non sfruttare questo privilegio?  Queste storie dell’orrore ci circondano, ci rivelano la presenza di animali tra noi, ma non cani e gatti, bensì esseri più feroci e brutali … gli umani,esseri capaci di sfruttare la fede per distruggere innocenti.

Il vero orrore vive in chi crede veramente in queste azioni , di bestie che uccidono la più stupenda creazione divina: l’uomo. Così facendo ,come un giullare con un pugnale in mano ,il pretesto religioso di tali errori perde credibilità, perché come Barbara giura “Quando l’uomo perde, Dio non vince”.