LA MALEDUCAZIONE ALL’IGNORANZA

“Educare”:questo verbo intriso di ambiguo potere è stato protagonista della messa in onda di questa settimana di “Le parole della settimana”. Ai giovani dell’Istituto Celestino Rosatelli di Rieti una stella fortunata ha concesso l’opportunità di assistere ad una riflessione riguardo questo volubile fondamento della civiltà odierna. Mentore di questa lezione il giornalista Massimo Gramellini , che esplorando i racconti dei vari ospiti ha portato alla luce perle nere appetitose per gli ospiti da Rieti.

Anzitutto ha dimostrato l’autenticità della sua persona: una combinazione peculiare di bontà d’animo, pungente ironia e attento sguardo critico. Il Massimo presentatore è lo stesso di quello dietro alle quinte, è lo stesso che accoglie con calore il pubblico all’interno della sua “casa”; non ha bisogno di indossare un’amichevole maschera pirandelliana per i telespettatori da buttare una volta finite le riprese; la sua personalità è quella, non cambia in base alle circostanze.   

 Dopo questa dimostrazione di autenticità, la mente dei ragazzi è stata invasa da riflessioni di vita specali. Hanno imparato che l’amore è per sempre solo se si è innocentemente innamorati del concetto stesso; hanno imparato che non sono le etichette sputate dagli altri a definire ciò che sei, ma il modo in cui scegli di essere;hanno imparato che la politica per quanto comica possa sembrare, non c’è niente da ridere, perché Caligola nominò un cavallo senatore a vita; hanno imparato che se il rispetto dovesse venir meno le redini della civiltà sarebbero impugnate da mani troppo piccole per guidare la biga sociale al traguardo;ma la cosa più significante che Massimo ha insegnato loro è il valore delle parole, miriadi di termini che anche se simili tra loro, hanno ciascuno un’entità propria, dotata di una leggera sfumatura di imponente rilevanza .

Tutti questi mattoncini di lettere innalzano i ponti della comunicazione, che uniscono le persone con dei legami, la cui validità dipende dal valore delle singole parole; perché è sufficiente una minuscola crepa causata dalla debolezza del mattone nel sostenere il ponte,a farlo crollare.

Una volta abbattuti tutti i vincoli, l’oceano sociale sarebbe colmo di isole solitarie, perse in un vano navigare nell’ignoranza.

Nicolò Fabri